lunedì 10 novembre 2008

Cavaliere della tavola quadrata


Deviare. Pensare l’impensabile. Scrivere l’indescrivibile. Sfondare porte già sfondate. Immaginare l’immaginifico. Squarciare il cervello. Spaccare la mente. Far ammattire i mattoni. Velocizzare la lentezza. Rallentare la velocità. Deviare. Pensare altro. Abituarsi a non abituarsi. Diversificare. Sentirsi altro. Scoprirsi un altro. Schiamazzare il silenzio. Elevarsi dall’infimo profondo. Sprofondare dall’infimo elevato. Arricchire di colpo. Dare un colpo all’arricchito. Diventare spugna assorbente non assorbita. Diventare ricettivo ricevente. Essere del mondo e dell’altro mondo. Essere al di qua e aldilà. Essere trasversale. Essere trasparente. Essere etereo. Essere pesante. Essere capiente. Essere onnisciente. Essere il tutto. Essere e non essere. Essere per essere. Essere benessere. Restare per andare. Andare per tornare. Stare. Volare per atterrare. Aprirsi per non chiudersi. Sentirsi. Riempirsi. Inondarsi. Provarsi. Continuarsi. Perpetuarsi. Credere. Credersi. Ricredersi. Centrarsi. Viversi. Lasciare profumo di presenza. Lasciare l’impronta della propria essenza. Potenza. Scienza. Conoscenza. Coscienza. Devianza. Cavalcare da cavaliere della tavola quadrata.

Iliubo

(© materiale originale, se adoperato al di fuori da questo blog riportare la dicitura: "autore iliubo - tratto da: www.iliubo.blogspot.com”)

venerdì 7 novembre 2008

La gaffe di Barack Obama e la sindrome del pavone


Sono offeso con Obama. Ha telefonato a tutti i leader del mondo tranne che a me. Non mi aspettavo davvero questo sgarro da parte dell'amico Barack. Il nuovo presidente degli Stati Uniti sta cominciando la sua avventura con il piede sbagliato. Il successo gli avrà forse dato alla testa. Non dormo da due giorni in attesa dello squillo presidenziale. Trillo che però tarda ad arrivare. E dire che ho pure cambiato la suoneria al mio cellulare. In omaggio al vincitore, ho scaricato sul telefonino l’inno americano. E dire, pure, che mi sono vestito a stelle e strisce. Ho le mutande con una cometa cadente dipinta nel prospetto principale.
La classe non è acqua, mi disse un giorno un mio assetato fan nell’assetato quartiere del Villaggio Mosè dove, quando ero piccino, i turni di distribuzione idrica si erano normalizzati sulle quattro settimane. La più alta nell'assetata Agrigento.
Perdonando amichevolmente l'onta subita, al nuovo presidente degli Stati Uniti chiedo di impegnarsi allo spasimo per risolvere i grandi pobblemi che affliggono il mondo e dunque la nostra comune cara, cara comune Sicilia, terra di cui abbiamo origini in comune. Barack Obama lo sento come conterraneo. Il padre di Obama è africano del Kenya come africana è la mia famiglia essendo nata e cresciuta nella nera Sicilia. Al nuovo presidente americano affido il mio dream, il sogno di chi sogna un mondo nuovo, rivoluzionato, il sogno di risolvere i grandi pobblemi che affliggono il pianeta: C'è da risolvere il pobblema delle bottiglie di acqua minerale da distribuire equamente a tutti; il problema del traffico; il pobblema delle gomme da masticare buttare incivilmente a terra e che si appiccicano sulle suole delle scarpe; il pobblema della calvizie che colpisce sempre per eredità i figli dei calvinisti; il problema dei peli superflui che sta provocando serie depressioni nelle popolazioni scimpanzè; il poblema di uomini, donne e bambini che si incazzano perché non riescono a parlare con i cellulari che non hanno campo a sufficienza nel luogo dove abitano e si incazzano pure perché gli vogliono montare l’antenna di telefonia mobile proprio vicino casa; il poblema dei poveri brutti che vogliono farsi belli con la chirurgia estetica ma non hanno i soldi per pagare neanche gli estetisti; il poblema dei teledipendenti accaniti che non trovano più nulla di interessante nella Tv pubblica che pagano canonicamente ogni anno col centone di euri e che non vogliono staccare gli assegni alle tv via cavo e via satellite dove fanno i film in prima visione e non i film già trasmessi quaranta volte negli ultimi due mesi.
A BArack Obama chiediamo di prometterci che si occuperà durante la sua presidenza presidenziale dei pobblemi veri e di togliere la multa per divieto di sosta a chi ha per bisogno posteggiato la macchina in quadrupla fila, invadendo la sesta corsia opposta, perché doveva un attimino arrivare al supermercato a comprare il profumo per l’automobile appena comprata con l’ultimo mutuo a tasso variabile prima della crisi finanziaria mondiale.
Un auspicio: spero che l'amico Barack Obama non venga assalito dalla sindrome del pavone e che dia seguito umilmente al nostro appello.

Iliubo

(© materiale originale, se adoperato al di fuori da questo blog riportare la dicitura: "autore iliubo - tratto da: www.iliubo.blogspot.com”)

lunedì 3 novembre 2008

Crescita zero nel 2009, bambini allarmati


I bambini di tutto il mondo sono preoccupatissimi. L’allarme lanciato in questi giorni da istituzioni e organizzazioni mondiali, ultima oggi l’Unione Europea, sta suscitando in loro sentimenti di viva apprensione che potrebbero sfociare in manifestazioni di disperazione. Oggi è stato confermato che il prossimo anno, il 2009, sarà a crescita zero. Proprio così, crescita zero in quei paesi come l’Italia messe a soqquadro dal terremoto della crisi finanziaria. Nelle borse circolano ormai pochi soldi, i consumi vanno a picco e le aziende non lavorano più. Meno soldi e meno consumi, secondo gli esperti più esperti, significa che non si cresce più. I più penalizzati saranno ovviamente le nuove generazioni, saranno i neonati, i bambini, i ragazzi la cui crescita sarà rallentata o pari a zero. La paura che serpeggia è il nanismo, fenomeno noto come tappismo. Ma ci sono paesi dove la situazione è ancora peggio perché si parla di crescita sotto zero.
I bambini di tutto il mondo in questo momento ci stanno inondando di e-mail con richieste di chiarimenti. Per gli adulti non ci sono problemi perché tanto sono cresciuti. Ma per i bambini è una vera iattura.
Una delle tante domande che ci pongono è la seguente: “La crescita sotto zero significa che ci toglieranno pure quel poco che abbiamo raggiunto in altezza? Ci taglieranno a fettine, come i salami?”. Tutto ciò è drammatico. A fare le spese degli errori degli adulti sono sempre gli stessi: i figli. E quanti errori sono stati commessi in questi anni per rallentare e poi franare la crescita in tutto il pianeta mondiale. Uno degli errori, ironia della sorte, sono i cosiddetti baby-pensionamenti. Adulti-ragazzini che nel corso degli ultimi decenni sono andati in pensione prima del tempo ed in età giovanissima con pochi anni di contributi. E le pensioni-baby le pagano e le pagheranno le future generazione, cioè i figli e i nipoti baby dei baby-pensionati.
Per la cronaca, sono quattro le fasce d’età in subbuglio a causa dell’allarme nanismo perché sono quattro i periodi della vita dove storicamente si è registra finora la crescita delll'uomo: la prima infanzia (che va dalla nascita fino a due anni), la seconda infanzia o l'età del gioco (3-6 anni), la terza infanzia o l'età della scuola (7-10 anni), l'adolescenza (11-18 anni).

iliubo

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domenica 2 novembre 2008

Volere per poter volere potere


Voglio fortissimamente voglio. È la motivazione, è la forza. Puoi. Se vuoi puoi. Non c’è ostacolo che tenga, non c’è recessione che riesca a farci recedere. Se voglio posso. Senza volontà non hai alcun potere. La voglia ti spinge: in avanti, in alto, in profondità, lontano. Ti permette di perforare muri impenetrabili, ti permette di trovare la luce in tunnel di infinità oscurità, ti permette di trapanare il caos, ti permette di mangiarti le catene, ti permette di schiavizzare la schiavitù, ti permette di sgretolare gli schemi, ti permette di limitare i limiti, ti permette di andare oltre i pensieri. Voglio. Devi volere per realizzare e realizzarti. Volere per potere, potere per volere. Ce l’hai, ce l’hai anche tu la forza. Scorre, scorre, scorre. C’è sempre. C’è sempre stata. È la mente che se ne allontana. Solo la mente. Ma c’è. E ti aspetta. I limiti sono solo apparenti. Gli ostacoli sono solo emozioni. Tu vuoi. Che aspetti? Tu puoi. Vai, corri, sentiti libero di realizzarti. Ricordati chi sei. Ricordati ciò che sei sempre stato. Alimentati. Schiarisci le acque. Osserva il torbido del bicchiere d’acqua che col tempo si deposita nel fondo. Rapisciti. Resuscita. Rivivi una vita già vissuta con l'esperienza e l'ingenuità della prima volta. Confessa: tu sei convinto! Lo sei sempre stato. Ma non hai voluto dar seguito alla convinzione. Hai voluto provare vie traverse tralasciando la strada maestra. Hai voluto scegliere il percorso più irto. Ti piace complicarti l’esistenza. Ma puoi ritornare. Puoi ritornare ad essere ciò che sei. Puoi ritornare a volere ciò che vuoi. Puoi ritornare a volere ciò che puoi. Lo sai che puoi, come sai che vuoi. Vai. Vivi. Scorri. Attraversati. Salta più lungo della tua gamba. Sorridi più largo della tua bocca. Pensa più profondo del tuo pensiero. Lascia un segno sull’arenile della storia.

iliubo

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venerdì 31 ottobre 2008

Pensare con i piedi cambia il mondo


I piedi pensano. I piedi hanno idee. Con i piedi andremo a testa bassa. Dai piedi il nuovo futuro del mondo.
Non ci sono parole. In pochi crederanno a quanto abbiamo enunciato. Ma è così. La scienza, grazie a sofisticati strumenti, ha provato oggi quanto già si sospettava dai tempi di Leonardo Gratta e Vinci. Con i piedi possiamo fare di tutto: camminare, correre, dare pedate, giocare, pedalare, guidare l’auto, saltare, dipingere. Ora anche pensare, ideare, progettare, pescare. Dai piedi arriva la speranza, la speranza che finalmente si esca dal buio apocalittico, la speranza che finalmente cambi qualcosa, la speranza che finalmente si scuota un mondo saturo di idee fuoriuscite dalla testa. Non se ne può più! E' dai tempi di Adamo ed Eva che si è sempre pensato di testa. Dalla mela dell’Eden alla pera dell’Odeon abbiamo fatto tutto di testa. La testa è stato il nostro capo ma la materia grigia, dopo millenni di onorata carriera, si è esaurita. Ha scaricato le batterie e non è più in grado di reggere i repentini cambiamenti di una società internettizzata. Tutte le idee pensate nel cranio non sono in grado di farci fare salti, non sono più capaci di trovare soluzioni nuove a problemi nuovi. Le teste pensanti ci hanno portato pensieri che ci hanno portato al punto in cui siamo: calamità, conflittualità, povertà, disparità, austerità, taratatà. Tutto sta andando a rotoli. Con la testa, si è capito dopo il ripetuto tonfo delle borse mondiali, non si va da nessuna parte. Si può voltare pagina solo con i piedi. La scienza lo ha confermato. Ha osservato e registrato attività cerebrale nella zona del metatarso e tra l'alluce e il polluce. Ciò vuol dire che se diamo fiducia ai nostri arti inferiori possiamo veramente vivere con i piedi, parlare con i piedi, recitare con i piedi, esprimerci con i piedi, lavorare con i piedi, pensare con i piedi, baciare con i piedi, disegnare con i piedi, studiare con i piedi, ragionare con i piedi…
Può fare un certo senso. Ce ne rendiamo conto. Ma non ci meravigliamo più di tanto. Non si è sempre detto: hai la testa che ti cammina?

Iliubo

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domenica 26 ottobre 2008

Ritorno all'età della pietra e della fionda


"Ritorneremo all’età della pietra e della fionda. Ritorneremo a cibarci di ciò che cacceremo e di ciò che coltiveremo". Parole profetiche quelle pronunciate in tempi non sospetti dal nostro amato letterato-filosofo Salvatore Gioacchino Petrapapula non ancora del tutto apprezzato come meriterebbe. Nella sua opera omnia “Sa si si susì Sasà picchì si oj si susì e sé è comu si si susissi e cincu picchì propria oj trasì l’ura solari”, il nostro Peptrapapula nel capitolo “Sicula siculorum sicumera” aveva già prefigurato ciò che sta accadendo in questi giorni e ciò che potrebbe accadere nei prossimi, dipingendo il futuro a tinte fosche: “Scoppieranno bolle speculative, scoppieranno le balle rotative, la recessione colpirà anche le Maldive, in bagno non si userà più sapone Palmolive, i pranzi si ridurranno a pane e olive…”. Gioacchino Petrapapula, già nel 1956, quando ebbe il suo momento di massima lucidità mentale, ci disse in pratica che l’uomo e la donna non entreranno più in centri commerciali, supermercati, negozi, putie. Non si avvicineranno più alle bancarelle dei mercati rionali. La crisi finanziaria globale eroderà a tal punto il potere d’acquisto dei redditi che costringerà tutta l’umanità a ritornare indietro di secoli, di millenni (“a pala e pico” ci annunciò nel 1957 Petrapapula, dicendoci che “l’uomo riprenderà in mano le zappe per coltivare la terra, gli archi e le fionde per cacciare gli animali, le canne da pesca e non da fumo per pescare i pesci del mare”). Ho provato sulla mia pelle e dentro il mio stomaco cosa vuol dire tutto ciò. È accaduto tutto ieri sera, in un’area geografica ben identificata tra Ribera, Sciacca e il Mongibello. Ieri, per chi non lo ricordasse, stonato com’è dal ritorno dell’ora solare, era sabato e di sabato si usa uscire con gli amici. Nel primo giorno del week end settimanale si va abitualmente in pizzeria a mangiare una pizza preparata da altri con i prodotti della terra e del mare. Paghi e mangi. Mangi e paghi. Ieri sera, andando contro connaturate abitudini, non siamo usciti da casa. Siamo rimasti chiusi nel nostro recinto geografico con un gruppo etnico di amici: Alfonso il macellaio con l’hobby della pesca, Maria la macellara, Ninetta la lamentatrice, Gianni il marito della lamentatrice. Ci siamo guardati in faccia e con occhiate eloquenti abbiamo deciso di cucinare a casa una cena frugale, semplice, povera, sobria. Abbiamo mangiato il frutto del duro lavoro di Alfonso il macellaro-pescaiolo. Tanto è stata frugale la cena che questa mattina mi sono svegliato ancora con lo stomaco satollo. Ho mangiato parco come un porco tanto che mi ha incontrato un maiale per strada e si è vergognato di essere un suino. Non so quanti chili di pesce hanno arrostito e infornato (orate, mezz’orate, triglie, saraghi, sauri, dinosauri ecc.). Teglie su teglie, padellate su padellate. Una mangiata parca al parco, con i prodotti che l’uomo parco Alfonso ha pescato con le sue parche mani. È stato un momento davvero parco in cui, madidi di inebriante vino bianco, abbiamo dimenticato 104 e centoquattristi, i 100 milioni di euro del Superenalotto persi da noi e vinti a Catania, il 10 per cento perso ogni giorno dai nostri investimenti nelle borse impazzite, la paura che se continuano a rompersi le bolle finanziarie e le balle fisiche con lo stipendio non ci potrai comprare neanche un pacco di caramelle.

Iliubo

(© materiale originale, se adoperato al di fuori da questo blog riportare la dicitura: "autore iliubo - tratto da: www.iliubo.blogspot.com”)
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