giovedì 7 febbraio 2008

Italiani con le palle rotte, esito dell'inchiesta demoscopica


Gli italiani con le palle hanno votato. L’atteso sondaggio dei sondaggi ha dato finalmente il suo responso. Altro che elezioni politiche! Altro che elezioni elettorali! Altro che chiamata alle urne per eleggere il sindaco che risolverà tutti i problemi della città cancellandoci i tributi locali! Altro che referendum per decidere il migliore sistema condominiale! Altro che scegliere tra Silvio Berlusconi, Walter Veltroni e Fabio Capello! Gli italiani sono stati chiamati in massa a rispondere al quesito dei quesiti decidendo una volta e per tutte come ce le hanno le palle in questo preciso momento storico partecipando on line al question time di iliubo. E gli italiani non hanno deluso le aspettative. Hanno risposto numerosissimi a una domanda chiara, semplice, secca, tranciante: Come ce le hai le palle? Per rendere il sondaggio scientificamente credibile e le operazioni di voto più difficili ed elaborate, è stata formulata una domanda a risposta multipla. La statica equipe di statistici stitici di iliubo ha suggerito cinque risposte:

1) Ho le palle gonfie!

2) Ho le palle rotte!

3) Ho le palle frantumate!

4) Ho le palle schiacciate!

5) Ho le palle disintegrate!

Volete sapere come si è schierato il popolo degli elettori italiani?

Ecco i risultati dello scrutinio:

- il 42 per cento degli italiani aventi diritto ha risposto che ha le palle rotte;

- il 38 per cento dei votanti si è diviso a metà tra l'avere le palle gonfie e l'averle disintegrate;

- il 18 si è spaccato anch'esso a metà rispondendo in parte "ho le sfere schiacciate" e in parte "ho le palle frantumate";

- il restante due per cento ha risposto che ha le palle e basta!
iliubo

mercoledì 6 febbraio 2008

San Valentino, amori a pagamento romantico


L’amore romantico a pagamento di San Valentino. Chi si sente innamorato deve pagare. Se non paga non ama e non si sentirà amato. Il mese di febbraio porta questo in dote. La data fatidica è il 14 febbraio, il giorno più triste per chi ama, vuole amare, vuol sentirsi amato, vuol ricambiare l’amore ma non ha un soldo in tasca. Il 14 febbraio da festa dell’amore e degli innamorati si trasforma in ricorrenza terribile per chi non ha denari nel portafogli o risparmi in banca. E si trasforma in dramma e causa di crisi esistenziali per chi arriva al giorno dell’amore senza una compagna o un compagno con cui celebrare il santo protettore degli amanti, degli amati e degli innamorati. È triste non trovare i soldi per il regalo di San Valentino. È deprimente non avere le finanze per acquistare il diamante o la crociera nello spazio con cui fare contento il proprio partner. È disumano osservare, in solitudine, coppie avvinghiate nei giardini pubblici in occasione dei festeggiamenti in pompa magna. San Valentino, per evitare sofferenze, dovrebbe essere cancellato dal calendario e dalla memoria collettiva. I più innamorati di San Valentino, diciamocelo chiaramente, sono i titolari di gioiellerie e ristoranti, gli organizzatori di feste, gli impresari di agenzie dell’amore e di finanziarie, i poeti dell’amore estemporaneo, i banchieri, gli usurai, le prostitute, i magnaccia, i pasticcieri, i propositori di regali.
Sei solo e vuoi un amorevole consiglio per San Valentino? Sparati con una pistola caricata a salve!
Sei innamoratissimo ma in condizioni di povertà e vuoi colpire la tua fidanzata con un regalo sorprendente? Prendi una pietra su un arenile ghiaioso.
Il caro vita ti ha ridotto alla miseria ma vuoi fare lo stesso un pensierino al tuo compagno? Mettiti davanti a un bar e aspetta pazientemente che un cliente compri una confezione di Baci Perugina, li mangi e butti via l’involto dei cioccolatini con su scritta una frase d’amore da donare col cuore a chi ti ama!
Sei innamorato ma sei allergico ai regali? Ama tutto l'anno ma sommergendoti di impegni, affaticamenti e pensieri in prossimità della festa.
Hai le finanze ma soffri di una grave forma di amnesia che ti induce a dimenticare San Valentino? Ringrazia l’oblio e FATTI UN BEL REGALO con romanticismo.
Hai un partner o una partner che che fa di San Valentino una questione di vita o di morte? Arrangiati!

iliubo

(© materiale originale, se adoperato al di fuori da questo blog riportare la dicitura: "autore iliubo - tratto da: www.iliubo.blogspot.com”)

sabato 2 febbraio 2008

Verduravale, successo di pianti contro l'allegria del Carnevale


Clamoroso in Sicilia. Prende sempre più piede il Verduravale, evento inventato da iliubo per contrastare il secolare strapotere del Carnevale. Le adesioni giungono a profusione. Non si sa più dove metterle. Il Verduravale è una manifestazione unica al mondo. Si trova in provincia di Agrigento, terra di grandi letterati, scrittori, inventori e creativi. Ha il copyright del genio universalmente incontrastato di iliubo che annuncia il prossimo inserimento nel Guinness dei primati.

Ma cos’è il Verduravale? E perché ha avuto subito uno strepitoso successo?
Il Carnevale muove migliaia di persone vogliose di farsi contagiare la voglia di divertirsi, di dimenticare i problemi della quotidianità, il caro vita, il giro vita, il collo vita, il salva vita. Ma ci sono altre migliaia di persone con le palle disintegrate (partecipate sull'argomento al sondaggio di iliubo) che non ne vogliono sapere di sorridere e di farsi trascinare dall’allegria dei Carnevali organizzati. Ed è a questo target che iliubo si è rivolto con un ammirevole e commovente trasporto filantropico. Il Verduravale è una manifestazione popolare che attira e trascina le masse tristi, disperate, masochistiche, depresse, scoraggiate, addolorate, infelici, disilluse. A questa gente, il Verduravale offre la possibilità di soffrire, amareggiarsi, disperarsi, abbattersi, piangere in modo convinto e organizzato. La disperazione popolare dura una settimana così come il carnevale. E come il carnevale si organizzano sfilate di carri e di gruppi mascherati. L’unica differenza è che a sfilare al verduravale non sono i festanti carri allegorici, ma i più lugubri carri funebri con al seguito un corteo di persone afflitte con viso corrucciato in costume nero da funerale, scialle nero, occhiali neri, fazzoletto nero, lacrime nere, trucco nero, scarpe nere, calze nere, cintura nera, mutande nere, reggiseno nero, umor nero. Il Verduravale ha anche i suoi caratteristici inni. Mega amplificazioni in piazze-discoteca sparano ad alto volume requiem remixati che danno il ritmo a gente che ama il ballo. La manifestazione ideata da iliubo sta riscuotendo un grandissimo successo. Il motivo? Ci sono persone secondo le quali non c’è al mondo nulla per cui vale la pena di sforzare i muscoli facciali e ridere. Gli scienziati hanno, tra l'altro, dimostrato che durante una risata si impegnano più di 60 muscoli del corpo, mentre per piangere se ne usano soltanto una ventina. Ridere, insomma, stanca. E ridere se non c’è niente per cui ridere stanca di più. Facciamoci, al contrario, coinvolgere dallo strazio. Piangiamo profondamente. Le lacrime a dirotto fanno bene alla salute. Secondo gli studiosi, le lacrime ci liberano dalle tossine, neutralizzano i dannosi effetti dello stress moderno, potenziano il sistema immunitario, ci proteggono dalla depressione, mantengono un invidiabile stato di forma e di benessere psico-fisico. Io piango sempre: al lavoro, al supermercato, mentre pago le tasse della casa, mentre pago le tasse per l'immondizia, pentre pago l'acqua, mentre pago inseguendo gli aumenti della benzina, mentre pago il canone della tv, mentre pago l'assicurazione dell'auto, mentre pago il bollo auto, mentre pago l'autostrada, mentre pago lo psicanalista per piangere. Piango e mi sento bene.

iliubo

(© materiale originale, se adoperato al di fuori da questo blog riportare la dicitura: "autore iliubo - tratto da: www.iliubo.blogspot.com”)
P.S. Per maggiori approfondimenti sul tema, non perdetevi l'annunciato prossimo saggio umoristico del nostro amico Raimondo Moncada "Ti tocca anche se ti tocchi"

venerdì 1 febbraio 2008

Carnevale, Marx: oppio dei popoli a buon mercato


Sfilate e sfilatini, cortei e cortellini. Il Carnevale impazza e impazzisce, ovunque a Sciacca come a Viareggio, a Termini Imerese come a Venezia, a Cento come a Duecento. Ubriaca le masse. Stordisce i popoli. Rincoglionisce i lavoratori. Il Carnevale, diceva agli amici il giovane filosofo Carletto Marx, è l'oppio dei popoli a buon mercato. Marx da piccolo amava vestirsi da Marx. Come faceva Marx il fondatore del Partito Comunista nessuno al mondo. Marx si è convinto così tanto di essere Marx che poi ci è rimasto. Marx, se fosse ancora vivo, avrebbe impedito le sfilate di Carnevale a favore dei più gustosi sfilatini. Marx avrebbe anche interrotto i chiassosi cortei preferendo i più utili cortellini con cui tagliare gli sfilatini per farsi un bel muffuletto (panino ndr) con la mortadella.

Oggi ci siamo fatti un giro nella ridente località siciliana di Sciacca in occasione della 108/ma (centottesima) edizione del Carnevale di Sciacca. Ci siamo accorti che Marx aveva proprio ragione. Dai bambini ai più adulti a quelli prossimi alla pensione a quelli che hanno già staccato il biglietto per l'aldilà erano tutti in piazza a ballare, a cantare, a divertirsi in una festa che da queste parti è un'orgia popolare legalizzata. Per giorni non capisci più niente. Chiudono le scuole, chiudono gli uffici, chiudono le strade, chiudono i cervelli, chiudono i manicomi. C'è solo il Carnevale con i gruppi allegorici in cartapesta, le maschere dei due litiganti e del terzo che gode in facciapesta, la puzza di sudore che ti appesta, la polizia che se sgarri ti arresta.
Fai il bravo! Lasciati andare! Ridi! Sfogati! Urla! Rimani senza voce! Stancati! Fatti gonfiare i piedi! Fatti esplodere le vene varicose! Che io rimango comodamente a casa, sprofondato sul divano, a vedere la diretta dei carnevali più belli di Sicilia e d'Italia.

iliubo

(© materiale originale, se adoperato al di fuori da questo blog riportare la dicitura: "autore iliubo - tratto da: www.iliubo.blogspot.com”)

mercoledì 30 gennaio 2008

L’Ipod spegne le bombe, la comunicazione le orecchie


Parlare per forza. Comunicare per forza. Mettersi in contatto per forza. È l’ossessione del terzo millennio, il millennio delle super tecnologie, della multimedialità, dell’informazione che viaggia alla velocità della luce dei pensieri.
Penna, carta, cartoline, posta, computer, internet, e-mail, cellulari, sms, telefono, telegrammi, graffiti: strumenti antichi e moderni per le nostre public relation. Mezzi per dire con efficacia e compiutezza: Tvb (ti voglio bene), Vfc (vaffanc…), Tataclpcp (Ti amo e ti adoro come la pasta col pomodoro). All’appello mancano da qualche anno i segnali di fumo. I motivi sono molteplici. Ricordiamo, per tutti, i rigorosi divieti proprio contro il fumo e le leggi contro le emissioni inquinanti nell’atmosfera. È una delle cause del declino cinematografico dei leggendari Indiani d’America.
Si parla tanto. Si scrive tanto. A fine anno solo dal mio cellulare sono partiti non so quanti miliardi di messaggi nei cinque continenti (tutti uguali: "Tanti auguri e felice anno nuovo"). Il chiacchiericcio accompagna le nostre giornate in auto, al pub, a casa, nella doccia, nel bidet con la radio o la tv sempre accesi per non sentirci soli anche quando siamo in compagnia. Il silenzio è andato in pensione, è diventato ingombrante e sinonimo di povertà, di assenza. Camminiamo senza udito, con le orecchie tappate dalle cuffiette dell’Ipod la cui musica a tutto volume ci fa da colonna sonora mentre siamo sul tram, mentre andiamo a un funerale, mentre litighiamo con il capoufficio, mentre ci facciamo una nuotata in piscina, mentre siamo interrogati dal professore di matematica, mentre stiamo facendo all'amore. Se fuori ci sono le bombe, l’Ipod ci aiuta a non sentire nulla, a estraniarci. Se non parli, se non scrivi, se non gridi, se non ti fai sentire, se non sei al passo coi tempi non sei nessuno o meglio sei niente miscelato col nulla. Meglio il silenzio assordante e il vuoto sonoro che ci fanno vivere una vita-discoteca dove cantare e ballare per affermare se stessi e la propria essenza di uomini logorroici o donne pettegole.


iliubo


(© materiale originale, se adoperato al di fuori da questo blog riportare la dicitura: "autore iliubo - tratto da: www.iliubo.blogspot.com”)

domenica 27 gennaio 2008

Essere felici infelici


Un trucco per essere felici? Semplice, essere infelici! Lo dimostra una ricerca scientifica di un gruppo di ricercatori dell’Università di Lillonois condotta in un periodo di 60 anni su un campione di 6 miliardi di persone sparse in tutto il mondo e rappresentativo di ceti sociali, clan economici, tribù… imprenditori, studenti, professori, commercianti, imbianchini, posteggiatori, casalinghe, casamule, pezzi da novanta, pezzi di merda... Tutti, insomma!
Per essere felici - ci dice chiaramente la ricerca - bisogna non essere al top, avere una gioia repressa, mantenersi lontani dai massimi livelli, non correre, non muoversi... Tutto questo per non essere troppo gratificati, per non raggiungere il successo e non avere più traguardi da raggiungere. Ma per essere felici felici, cioè felici al 100 per cento secondo i canoni della felicità felice, lo studio consiglia di non uscire di casa, non incontrare persone, non andare in ufficio, non guardare i telegiornali, non leggere i giornali, non affannarsi per migliorarsi, non rispondere al telefono, non rispondere al citofono, non preoccuparsi di niente e di nessuno, non caricarsi pensieri, non produrre pensieri. Per essere felici basta una carezza, un bacio, un sorriso, un complimento, una gratificazione, un applauso, una raccomandazione, una carriera facile, un regalo in denaro, un assegno in bianco, uno scrigno pieno di gioielli e gettoni d’oro che ti casca addosso assieme al soffitto di casa. Per essere felici basta porgere l’altra guancia, quella non ancora bastonata. Per essere felici basta la considerazione del proprio cane, quel bastardo di animale che ti ha pisciato il tappeto persiano del soggiorno alterandoti quell’equilibrio interiore affannosamente conquistato dopo ore ed ore di dolce far niente, dopo giornate di dolorosa meditazione per raggiungere la beatitudine in terra prima che in cielo.

Iliubo

(© materiale originale, se adoperato al di fuori da questo blog riportare la dicitura: "autore iliubo - tratto da: www.iliubo.blogspot.com”)
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