lunedì 15 dicembre 2008

Premio "Ganduscio", tromba per la pace


Premi per la pace, per i migliori inni alla concordia e alla fratellanza, per le più belle bestemmie contro la violenza e la prevaricazione. Si conclude con i botti di fine anno, con il clangore stordente di trombe, la seconda edizione delPremio “Ganduscio” 2008 di Ribera. Tra i vincitori tanti poeti e scrittori agrigentini più o meno conosciuti, più o meno ignoti, più o meno fantasmi, più o meno celeberrimi, più o meno. Nell'elenco non c’è Bush e neanche Obama, non c’è Sarkosy e neanche quella bonazza della moglie Carla Bruni. Ma ci sono tanti volti sconosciuti che riescono a farsi ammirare con la bellezza del verso, con l’estetica del sentimento, con la carezza della parola.
La cerimonia di consegna dei riconoscimenti alle migliori opere partecipanti alla II edizione del premio Nazionale di Poesia "Giuseppe Ganduscio, una poesia per la pace" si terrà il 20 dicembre 2008, sabato, alle ore 17,30 nella Sala consiliare "Leonardo Frenna" del Comune di Ribera.

Sarà l’occasione per conoscere in faccia il volto in carne e ossa di tanti poeti sconosciuti, per ascoltare dalla loro viva voce i brividi delle poesie vincitrici. E sarà l'occasione per conoscere meglio la vita e le opere di un riberese illustre, Giuseppe Ganduscio appunto.
L'iniziativa è promossa dall'associazione "Amici della Terza età - Auser" di Ribera.
E' prevista la presenza del Presidente nazionale dell'Auser Michele Mangano, di quello regionale Giuseppe Caruana, di quella provinciale Paola Sardella, di quella locale Bruna Branchini Palminteri, del Responsabile regionale delle Università popolari della Terza età Salvatore Di Marco, del sindaco di Ribera Antonino Scaturro, del vice presidente provinciale Carmelo Pace.

Questi i vincitori del premio nazionale “Giuseppe Ganduscio, una poesia per la pace” seconda edizione promosso dall’Associazione “Amici della Terza età - Auser” di Ribera”.

Sezione poesia in lingua sul tema della “pace”:

1) Mariangela Croce – Sciacca (“Il disertore”)
2) Annalisa Pasqualetto – Mestre Venezia (“Il poeta di Natale”)
3) Non assegnato



Sezione poesia in lingua a tema libero:

1) Pietro Catalano – Roma (“Oltre il recinto”)
2) Marco Managò – Roma (“La guerra dei normali”)
3) Raimondo Moncada – Ribera (“La voce che conquista”)

Segnalazione per Antonio Scarpone – Galdo degli Alburni (Sa) (“Voglia di vivere”) e Nadia Turriziani –Taranto (“Il gabbiano”).


Sezione poesia in dialetto sul tema della “pace”:

1) Salvatore Butticè – Favara (“Unni s’ammuccià l’amuri”)
2) Giuseppe Cannata – Ribera (“Appellu di paci”).
3) Non assegnato

Segnalazione per Giuseppe Cannata – Ribera (“Poveri vecchi”).


Sezione poesia in dialetto a tema libero:

1) Stella Cammilleri – Agrigento (“Sulu pi ttìa”)
2) Giorgio Li Vigni – Palermo (“A ddà bbanna d’u mari”)
3) Rosetta Vacante – Calamonaci (“La gita di cummari Marannina”)

La giuria era composta da: Anna Lucia Spagnolo, Mimmo Marchetta, Roberto Piparo, Concetta Guarnaccia Montalbano e Gaetano Schillaci.

mercoledì 10 dicembre 2008

Sos: date una mano se non l'avete mozzata

La marea di internet ha trascinato nelle rive del mondo di iliubo una bottiglia con un messaggio di aiuto scritto da un giovane studente di Architettura di Milano: Augusto Ottolina. Pubblichiamo il testo integralmente nella speranza che chi può dare una mano (se non l’ha mozzata o l'ha già venduta al mercato nero dei ricambi umani!) è bene accetto. Oltre a un disperato S.O.S., il messaggio contiene dei complimenti per l’architetto Federico Moncada, siciliano di Agrigento trasferitosi con il cervello a Londra assieme al cervello della moglie Samantha. La vera storia dei due cervelli siciliani in fuga dalla Trinacria è stata raccontata in un precedente post di questo blog. Ed è da questo blog che il nostro amico Augusto Ottolina ha conosciuto e ammirato le gesta dei nostri eroi.

Ecco il testo di Augusto Ottolina
Scrivo a questo link nella speranza di ottenere aiutooooooo!Sono Augusto, uno studente di architettura del Politecnico di Milano.....La mia per l'università è una vocazione tardiva ....Mi sono iscritto a 33 anni suonati ad architettura dopo essermi occupato per 15 anni ( ,,,e spero anche di continuare ) di video, scenografie realizzate con multivisioni, post-produzioni ecc ecc.....Ora sono a pochi esami dalla laurea magistrale (....spero di riuscirci...) e per uno degli esami ho bisogno di informazioni e materiale su una delle opere di architettura che mi piace di più... Essex College ......con bar a forma di fungo e auditorium a forma d'uovo.Dovrei tentare ( x imparare ad usare il sw Rhinoceos......) di rimodellare....ma non trovo documentazione, non una sezione non una misura.Sono molto innamorato del progetto ma se non trovo riferimenti devo abbandonare l'idea......Il corso si chiama “Geometria dei Modelli” e mi piacerebbe poter perseguire l'idea di fare non solo il modello ma di renderlo animato ( farci un filmato che monterei con Avid e Finalcut sw che già da anni uso per altri motivi succedanei all'architettura....)Qualcuno può aiutarmi???Cercando in internet ho letto una storia che mi piace molto.La storia di uno che insiste come me per ottenere dalla vita qualcosa in più di quello che le carte in tavola vorrebbero per lui! Allora complimenti Architetto Federico Moncada: esiste ancora qualcuno con le palle! Spero nel futuro di poterlo conoscere!Nella speranza di avere una risposta saluto tutti con il mio motto: " Boia chi molla!"

Augusto Ottolina
augusto.ottolina@tiscali.it

sabato 6 dicembre 2008

Lecca lecca scaccia crisi


Oggi ho preso i soldi che avevo in tasca e li ho spesi tutti, fino all’ultimo centesimo. Mi sono comprato giusto giusto un lecca-lecca e ho cercato di trovare di nuovo il gusto genuino per la vita, a cominciare dalle cose semplici. Con tono austero e aulico mi sono detto: ma vaffanc… ai morsi della crisi economica, alle gangate del crac finanziario, all’umor nero del futuro, al bla bla bla allarmistico dei tanti esperti espertiani con master e super lauree che oramai ascolto toccandomi con il ripasso la borsa paterna.
C’è troppo pessimismo in giro e per giunta contagiante. È come se dovesse arrivare la fine del mondo, la biblica apocalisse. Non si può più seguire un telegiornale, né sfogliare un giornale. Non si possono più frequentare i negozi che tra l'altro sono vuoti. L’altro giorno sono stato dal barbiere per dare un’accorciatina ai pochi capelli rimasti solidaristicamente abbarbicati al cuoio capelluto. Il barbiere era seduto sulla sedia clienti a grattarsi la testa e non per problemi di pediculosi. Si è parlato per tutto il tempo della desolazione novembrina nelle vie commerciali illuminate di povertà. Sono andato poi in un negozio di calzature a cambiarmi le scarpe spellate e con belle aperture per l'aria condizionata. Lo scarpaio si lamentava degli affari che stanno andando male e delle tante scarpe che gli rimarranno sullo stomaco. La gente preferisce imitare San Francesco e camminare scalza e a piedi. Non prende più la macchina, lasciata in garage a fare la muffa. Ai distributori di benzina è iniziata la svendita dei carburanti con in regalo taniche di benzina agricola. Nei concessionari di automobili trovi i rivenditori che ti pregano per prenderti a costo zero l’ultimo modello di spider che non vuole nessuno neanche regalato. Le persone, se proprio è necessario, si fanno prestare la Fiat 850 con cui il nonno, 40 anni fa, si allontanava a spinta a fare fare la spesa dal vicino di casa.
C’è troppa sfiducia in giro. C’è troppa pubblicità e auto pubblicità negativa. C’è il passaparola della sfiga e dell’umor nero. C’è una sorta di auto convincimento che le cose vanno male e che andranno ancora peggio. C’è una contrazione economico-psicologica. E, in una società universalmente impostata sul consumismo capitalistico, sul concetto che se tu non compri io non lavoro e se io non lavoro non faccio lavorare e se io non faccio lavorare finirai con morire di fame anche tu, è la catastrofe. Chi ha dei soldi da spendere li deve spendere anche per il superfluo, anche per il voluttuario, anche per la carta igienica con la filigrana d’argento, pensando che quei soldi saranno spesi bene e serviranno alla causa dell’umana umanità. Chi spende dà felicità. Non importa quanto si spende, l’importante è spendere marxianamente secondo le proprie capacità.
Oggi ho compiuto la mia buona azione. Ho svuotato la tasca forata dei miei pantaloni di battaglia quotidiana. Ho contato 70 centesimi di euro. Con l’elemosina degli ultimi mesi, ho aggiunto altre 7 euro e 30 centesimi e mi sono comprato un bel lecca lecca colorato, a tre gusti (dieci euro di lecca lecca: è diventata cara la vita di oggi! Ma pazienza, lecco con più gusto).

Iliubo

(© materiale originale, se adoperato al di fuori da questo blog riportare la dicitura: "autore iliubo - tratto da: www.iliubo.blogspot.com”)

venerdì 21 novembre 2008

Un Natale da poveri ricchi


Natale 2008 sarà più ricco che mai. Il mondo, tutto il mondo cristiano, si prepara ad affrontare la principale delle ricorrenze religiose con animo finalmente consono. Saremo tutti ricchi di spirito, tanto più ricchi rispetto ai Natali trascorsi in quanto più poveri. Più siamo poveri e più partecipiamo al senso più profondo della festa di fine anno che poi è l’inizio, il principio di ogni vita. Meno soldi e più felicità, meno attaccamento al dio denaro e più leggerezza. La mente non avrà la frenesia di pensare a cosa comprare, a quali doni regalare al babbo, al nonno, alla zia, alla mamma, alla nonna. Non avremo il peso in testa a come spendere i soldi. È una fortuna. I soldi ci procurano solo preoccupazioni, solo pensieri. Tanti soldi in tasca vogliono dire tanti negozi da visitare, tante centri commerciali da pernottare. Senza soldi passeggeremo gaudenti, godendoci le luci spente delle vetrine, il sorriso riposato delle commesse rilassate su sedie straio dietro i banconi, l’oscuro silenzio dei viali del centro. Sarà un fine anno di spirito, con gli alberi di natale senza palle, con i presepi senza statuine di porcellana artistica, senza pranzi da porcelloni naif. Restituiremo alla festa il suo significato originario.
Dobbiamo sentirci felici nella povertà materiale, scoprendo nella povertà materiale la ricchezza spirituale, il nostro essere vero, profondo, autentico. Ma c’è povertà e povertà. C’è chi ritrova se stesso nella povertà. San Francesco ha fatto scuola pur non frequentandola. Per i monaci zen, la povertà è la via per ritrovare se stessi e il senso della vita. C’è chi nella povertà trova soltanto la disperazione, la fame, l’inoperosità, la perdita della dignità (in questi giorni davanti a un supermercato ho visto un ragazzo ventenne che chiedeva l’elemosina con una radiolina accesa e un cartello con su scritto: domani è il mio compleanno). Non è facile essere ricchi nella ricchezza così come non è facile essere ricchi nella povertà. Ma si può essere poveri nella ricchezza e poveri nella povertà. I soldi, insomma, non fanno la felicità così come la mancanza di denari non fanno l’infelicità. È come ci poniamo con noi stessi e con gli altri a farci sentire bene. Come reagirebbe un sovrano se decidesse di camminare scalzo e con degli stracci addosso per le vie della capitale del suo regno? Come reagirebbe un papa se decidesse un giorno di uscire tra la gran massa di fedeli solo con una maglietta a maniche corte e lo slogan: si sta da dio? Come reagiremmo tutti noi se decidessimo di spogliarci di tutti i nostri ornamenti e di uscire solo con i nostri ciondoli? E come reagirebbe un barbone mendicante se decidesse, per chiedere la carità, di addobbarsi con gli indumenti più ricchi del mondo? La povertà è uno stato ma anche una via. La ricchezza è una fortuna.

Iliubo

(© materiale originale, se adoperato al di fuori da questo blog riportare la dicitura: "autore iliubo - tratto da: www.iliubo.blogspot.com”)

giovedì 13 novembre 2008

Ciabatte marine, Josè Mourinho ed E-Bay


E' con emozione che per la prima volta mostro al mondo intiero le mie ciabatte marine. Sono scarpe simil francescane che vengono da molto lontano. Hanno fatto la guerra 15-18. Hanno resistito al secondo conflitto mondiale. Sono sandali speciali che ho ereditato dai miei avi. Guardate come sono belle. Il color cuoio, ancora immacolato, emerge brillante in un azzurro siciliano che tutto avvolge e tutto ammanta. Sono scarpe fatte proprio per andare al mare. Sono scarpe tipicamente per tutte le stagioni siciliane. Tutti me le invidiano quando scendo morbidamente nel greto della spiaggia che da qualche estate è la mia preferita, tra Ribera e Sciacca, a un tiro di fionda dal Golf Resort Verdura di Rocco Forte e i suoi Fratelli. Sono calzari inimitabili, unici al mondo. Sono scarpe brevettate, amate, lavate. fanno solo puzza di cuoio, di cuoio vero. Immerse nell’acqua possono anche essere salate ma vanno bene per le salite. Solo piedi simili ai miei possono calzare questo tipo di ciabatte marine francescane fatte apposta per essere vissute, per essere ammirate. L'odore ammorbante, garantisco, è solo il cuoio naturale e non il vissuto dei miei arti. E-bay mi ha già contattato per averle vendute. E-bay compra tutto. Vorrebbe pure la mia anima. Dice che la piazzerebbe a buon prezzo nel mercato virtuale globale. Ma io sto resistendo, come sta resistendo l’allenatore dell’Inter Josè Mourihno che, a leggere la stampa inglese, avrebbe avuto un’offerta faraonica egiziana da 18 milioni all’anno per allenare in Inghilterra il Manchester City. Diciottomilioni di euro? I miei padiglioni auricolari hanno sentito bene? Diciotto milioni di euro per un paio di sandali rotti, puzzolenti e incalzabili ?

Iliubo

(© materiale originale, se adoperato al di fuori da questo blog riportare la dicitura: "autore iliubo - tratto da: www.iliubo.blogspot.com”)

Io sono tutto, tu non sei nessuno


Io ho sempre ragione. Io ho la pelle migliore. Io sono vestito meglio. Io ho le idee migliori. Io ho più capelli. Io sono il più bravo. Io sono il più bello. Io sono più capace. Io sono più competente. Io sono più ricco. Io sono più accreditato. Io sono più pulito. Io sono più educato. Io sono più preparato. Io sono pluripremiato. Io sono da premiare sempre. Io sono elegante. Io sono profumato. Io mi distinguo. Io sono più positivo. Io sono più produttivo. Io sono apprezzato. Io valgo. Io conto. Io ho le radici migliori. Io sono potente. Io posso. Io sono in grado di fare tutto. Io sono colto. Io sono simpatico. Io sono tutto.

Tu sei incapace. Tu sei da buttare. Tu sei da abbattere. Tu sei incompetente. Tu sei sporco. Tu sei ignorante. Tu sei brutto. Tu sei puzzolente. Tu sei pezzente. Tu sei inelegante. Tu sei povero. Tu sei misero. Tu sei squallido. Tu non hai idee vincenti. Tu non sei cosa. Tu sei da segare. Tu sei oppressivo. Tu stai a casa. Tu sei da rinchiudere. Tu sei sciatto. Tu sei goffo. Tu sei ignorato. Tu sei da ignorare. Tu non vali niente. Tu sei di troppo. Tu non meriti. Tu non hai radici. Tu sei impotente. Tu non sei in grado. Tu sei antipatico. Tu non sei nessuno.

Iliubo

(© materiale originale, se adoperato al di fuori da questo blog riportare la dicitura: "autore iliubo - tratto da: www.iliubo.blogspot.com”)
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