Raimondo Moncada interpreta la poesia “Ncuntravu u Signuri” del grande poeta Ignazio Buttitta, nela trasmissione televisiva “Domenica è sempre domenica” condotta da Egidio Terrana sull’emittente siciliana Teleacras. Il programma è andato in onda il 4 aprile 2010, domenica di Pasqua.
La poesia “Ncuntravu u Signuri” è tratta dalla splendida raccolta “Io faccio il poeta” del poeta di Bagheria. Il libro è stato pubblicato dall’editore Feltrinelli, con prefazione dello scrittore racalmutese Leonardo Sciascia. L’opera poetica, appena uscita, è stata insignita nel 1972 del prestigioso premio Viareggio.
Ignazio Buttitta, definito “poeta di piazza”, è uno dei siciliani più importanti della letteratura siciliana del Novecento. La sua poesia traduce in versi un secolo di storia sociale, politica ed intellettuale della Sicilia. Visse in prima linea le lotte contadine, le due guerre mondiali, l’antifascismo, la lotta contro la mafia e la classe politica post-bellica.
Quella del poeta bagherese è una scrittura che vuole essere recitata e cantata. Egli stesso scriveva recitando e cantando, per recitare e cantare. Molti artisti siciliani hanno musicato i suoi straordinari versi che sono rimasti nel repertorio della migliore e più ricercata musica popolare siciliana.
Ignazio Buttitta amava recitare le sue composizioni in pubblico, con passione e vigore raggiungendo, con i suoi versi e la sua voce, il cuore della gente. Riusciva, dal palco a trasmettere emozioni e a tenere in pugno l’uditorio. Una delle poesie che recitava a memoria con calibrata teatralità e con vibrante pathos è proprio “Ncuntravu o Signuri” che ci propone Raimondo Moncada. Il brano, pur rappresentando una dichiarazione di agnosticismo nei confronti della religione, ammette comunque la presenza di Cristo sulle strade del mondo.
Ignazio Buttitta, pur esprimendosi in dialetto e ispirandosi principalmente alla realtà siciliana, ha espresso valori universali. Non per niente i suoi libri sono stati tradotti all'estero in altre lingue.
Le opere di Buttitta
“Sintimintali”- Poesie con prefazione di G. Pipitone Federico, Edizioni Sabio, Palermo 1923;
“Marabedda”- Edizioni La Terrazza, Palermo 1928;
“Lu pani si chiama pani”- Traduzioni in versi di Salvatore Quasimodo, illustrazioni di Renato Guttuso, Edizioni di Cultura Sociale, Roma 1954;
“Lamentu pi la morti di Turiddu Canivali” - Traduzione di Franco Grasso, Edizioni Arti Grafiche, Palermo 1956;
“La peddi nova”- Prefazione di Carlo Levi, Edizioni Feltrinelli, Milano 1963;
“Lu trenu di lu suli” - Introduzione di Leonardo Sciascia, edizioni Avanti!, Milano 1963;
“La paglia bruciata” - Prefazione di R. Roversi con una nota di Cesare Zavattini, Edizioni Feltrinelli, Milano 1968;
“Io faccio il poeta” - Prefazione di Leonardo Sciascia, Edizioni Feltrinelli, Milano 1972 (Premio Viareggio);
“Il cortile degli Aragonesi”- (rielaborazione di un’opera teatrale di autore ignoto) Editore Giannotta, Catania 1974;
“Il poeta in piazza” - Edizioni Feltrinelli, Milano 1974;
“Prime e nuovissime” - Gruppo Editoriale Forma, Torino 1983;
“Le pietre nere” - Edizioni Feltrinelli, Milano 1983.
sabato 10 aprile 2010
venerdì 9 aprile 2010
Spariamoci la bomba cannolo di Piana

Sicilia in festa per il cannolo. Il dolce simbolo della Trinacria viene degnamente celebrato a Piana degli Albanesi, incantevole località in provincia di Palermo. La delizia di bomba di ricotta, rinomata in tutto il mondo, sarà la protagonista della seconda edizione di “Cannoli and Friends” festival di dolci e culture che si apre oggi e si chiude domenica 11 aprile in una baldoria di dolci internazionali, degustazioni palatali e concerti musicali. Il tutto a sbafo, a scrocco o, meglio a ufo, come ci suggeriscono gli amici dell’Accademia della Crusca. Durante tutto il week-end di venerdì, sabato e domenica, sarà possibile far impazzire le papille gustative con il celeberrimo cannolo-bomba di Piana degli albanesi. Ma non solo. Oltre alla bomba caricata a pallettoni di ricotta, sarà possibile degustare ogni giorno, gratuitamente al parcheggio Otto Marzo, alcune specialità dolciarie siciliane. Si va dalla sfincia di San Giuseppe alla pantofola mandorlata di Lercara, dalla taralla di Castronovo al panbrillo, panettone “ubriaco” al limoncello. Al viadotto Tozia verrà allestito un villaggio espositivo che ospiterà enti pubblici, aziende sponsor e un interessante itinerario fra artigianato, turismo ed agroalimentare.
Momento centrale dell’evento sarà la gara di pasticceria internazionale, che vedrà confrontarsi dolci tipici di paesi balcanici. Oltre alla delegazione italiana con il cannolo siciliano, parteciperanno la Turchia che preparerà il baklava, la Serbia che presenterà il dolce tradizionale Vasa's cake, la Macedonia con la Ravànija, di origine ottomana a base di semolino e sciroppo e la Bosnia con il Tufahija, mele cotte nello zucchero, ripiene di noci e mandorle e condite con panna montata e vanillina.
Momento centrale dell’evento sarà la gara di pasticceria internazionale, che vedrà confrontarsi dolci tipici di paesi balcanici. Oltre alla delegazione italiana con il cannolo siciliano, parteciperanno la Turchia che preparerà il baklava, la Serbia che presenterà il dolce tradizionale Vasa's cake, la Macedonia con la Ravànija, di origine ottomana a base di semolino e sciroppo e la Bosnia con il Tufahija, mele cotte nello zucchero, ripiene di noci e mandorle e condite con panna montata e vanillina.
La ricetta del Cannolo di Piana
Per realizzare circa 10 cannoli gli ingredienti sono:
Per le cialde:
150 g. di farina, 30 g. di zucchero, 1 cucchiaino di cacao amaro in polvere, 20 g. di burro, Marsala, sale, albume sbattuto, un po’ d’olio.
Per la crema di ricotta:
300 g. di ricotta fresca di pecora, 130 g. di zucchero, una bustina di vanillina, scaglie di cioccolato fondente.
Per la guarnitura: ciliegine candite, zucchero a velo.
La preparazione del cannolo siciliano
Porre su una superficie piana ed asciutta la farina, unirvi il burro, un cucchiaio di Marsala, un pizzico di sale, un po’ di albume sbattuto, cacao, zucchero, un cucchiaino d’olio. Realizzare un impasto consistente e porre in frigo per un’ora, avvolto in un panno. Nel frattempo passare a setaccio la ricotta unita allo zucchero, alla vanillina e alle scaglie di cioccolato fondente. Ricavare dalla pasta delle cialde una sfoglia e formare dischi da 10 cm. circa.
Ungere d’olio gli stampi e su di essi avvolgere i dischetti, sigillando il punto d’incontro delle due estremità con albume d’uovo. Friggere le scorze in una pentola con olio bollente. Dopo averle fatte raffreddare, sfilare i cilindri e riempirli con il ripieno. Guarnire a seconda dei gusti, con le ciliegine candite, porli su un piatto da portata e spolverare con lo zucchero a velo.
La farcitura dei cannoli può variare rispetto ai gusti personali. Si può usare, per esempio, la cannella al posto della vanillina o i canditi al posto delle scaglie di cioccolato.
La Piana che ti spiana
Piana degli Albanesi venne fondata nel XV secolo da profughi provenienti dalla penisola balcanica, in seguito all’invasione turca. Nel corso di successive migrazioni, altri profughi si aggiunsero al primo nucleo. Piana, ancora oggi chiamata dai suoi abitanti semplicemente “Hora”, ossia la “città”, sorse da principio alle falde dell’erto monte Pizzuta. Dopo poco tempo, però, i suoi fondatori furono costretti dall’eccessiva rigidità del clima a scendere nella pianura sottostante, donde il nome di “Piana”. Denominazione ufficiale della cittadina è stata, dalla fondazione al 1940, Piana dei Greci. In seguito venne chiamata Piana degli Albanesi.
La cittadina conserva ancor oggi il rito bizantino greco e la lingua albanese.
I caratteristici tradizionali costumi femminili, riccamente ricamati, vengono indossati in particolari feste di famiglia: matrimoni e battesimi, e in alcune solennità dell’anno liturgico bizantino, specialmente in occasione dell’Epifania, della Settimana Santa e nella domenica di Pasqua.
La cittadina conserva ancor oggi il rito bizantino greco e la lingua albanese.
I caratteristici tradizionali costumi femminili, riccamente ricamati, vengono indossati in particolari feste di famiglia: matrimoni e battesimi, e in alcune solennità dell’anno liturgico bizantino, specialmente in occasione dell’Epifania, della Settimana Santa e nella domenica di Pasqua.
mercoledì 7 aprile 2010
Piglianculo e quaquaraquà, antenati cercasi

È l’ominicchio, di sciasciana memoria, l’anello mancante tra l'uomo e le scimmie. Una sensazionale scoperta potrebbe rivoluzionare la comprensione di come ci siamo evoluti. Gli scienziati credono che lo scheletro fossilizzato di un bambino risalente a due milioni di anni fa, rinvenuto in Sudafrica, sia quello di una specie completamente nuova che si trova in una fase intermedia tra i nostri antenati scimmia e l’uomo moderno. Ciò, secondo gli scienziati, potrebbe aiutarci a rompere uno dei grandi misteri del nostro albero evolutivo - esattamente quando l’uomo abbandonò la deambulazione a quattro zampe e cominciò a camminare su due piedi.
Scoperto l’ominicchio, rimane adesso da scoprire l’antenato del quaquaraquà e del piglianculo così come genialmente descritto nel 1961 dallo scrittore siciliano Leonardo Sciascia nel suo celebre libro “Il giorno della civetta”.
Leonardo Sciascia, nel colloquio tra il capo mafia don Mariano Arena e il capitano dei carabinieri Bellodi, per bocca del boss divide l’umanità in cinque categorie: “gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà…”.
Specifica il grande scrittore di Racalmuto facendo parlare sempre Don Mariano Arena: “Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora più in giù: i piglianculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre…”.
Di uomini e mezzi uomini fossilizzati dell’età della pietra, della fionda e della cicoria se ne sono trovati tanti, di antenati delle altre specie (piglianculo e quaquaraquà) non si è invece mai saputo niente. Solo supposizioni. Adesso una scoperta che si annuncia copernicana: è nelle mani degli scienziati uno scheletro quasi completo di ominicchio, una via di mezzo tra l’uomo e la scimmia. Le ossa di ominicchio sono state trovate nella grotta Malapa Sterkfontein nella regione del Sudafrica dal professor Lee Berger, dell'Università di Witwatersrand a Johannesburg. Il professor Phillip Tobias, un antropologo all’università, ha detto che la scoperta è stata “meravigliosa ed emozionante”'. La scoperta, insieme a una serie di altri fossili in parte completata, potrebbe aiutare gli scienziati a capire come i nostri antenati si sono evoluti dall’Australopithecus, presente in Africa circa 3.9 milioni di anni fa all'Homo habilis, la prima specie di tipo umano che apparve intorno 2,5 milioni di anni fa.
Lo scheletro è già stato visitato dal presidente del paese, Jacob Zuma, e si crede appunto che sia un intermedio evolutivo tra queste due specie. Esso comprende un bacino e arti interi che possono rivelare se la nuova specie camminava in posizione verticale o su quattro zampe. Le ossa delle mani potrebbero invece fornire il primo indizio in merito a quando gli esseri umani abbiamo imparato la capacità di tenere i primi attrezzi in pietra. Il dottor Simon Underdown, un esperto di evoluzione della Oxford Brookes University, ha detto: "Questa scoperta può davvero aumentare la nostra comprensione dei nostri primi antenati".
Scoperto l’ominicchio, rimane adesso da scoprire l’antenato del quaquaraquà e del piglianculo così come genialmente descritto nel 1961 dallo scrittore siciliano Leonardo Sciascia nel suo celebre libro “Il giorno della civetta”.
Leonardo Sciascia, nel colloquio tra il capo mafia don Mariano Arena e il capitano dei carabinieri Bellodi, per bocca del boss divide l’umanità in cinque categorie: “gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà…”.
Specifica il grande scrittore di Racalmuto facendo parlare sempre Don Mariano Arena: “Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora più in giù: i piglianculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre…”.
Di uomini e mezzi uomini fossilizzati dell’età della pietra, della fionda e della cicoria se ne sono trovati tanti, di antenati delle altre specie (piglianculo e quaquaraquà) non si è invece mai saputo niente. Solo supposizioni. Adesso una scoperta che si annuncia copernicana: è nelle mani degli scienziati uno scheletro quasi completo di ominicchio, una via di mezzo tra l’uomo e la scimmia. Le ossa di ominicchio sono state trovate nella grotta Malapa Sterkfontein nella regione del Sudafrica dal professor Lee Berger, dell'Università di Witwatersrand a Johannesburg. Il professor Phillip Tobias, un antropologo all’università, ha detto che la scoperta è stata “meravigliosa ed emozionante”'. La scoperta, insieme a una serie di altri fossili in parte completata, potrebbe aiutare gli scienziati a capire come i nostri antenati si sono evoluti dall’Australopithecus, presente in Africa circa 3.9 milioni di anni fa all'Homo habilis, la prima specie di tipo umano che apparve intorno 2,5 milioni di anni fa.
Lo scheletro è già stato visitato dal presidente del paese, Jacob Zuma, e si crede appunto che sia un intermedio evolutivo tra queste due specie. Esso comprende un bacino e arti interi che possono rivelare se la nuova specie camminava in posizione verticale o su quattro zampe. Le ossa delle mani potrebbero invece fornire il primo indizio in merito a quando gli esseri umani abbiamo imparato la capacità di tenere i primi attrezzi in pietra. Il dottor Simon Underdown, un esperto di evoluzione della Oxford Brookes University, ha detto: "Questa scoperta può davvero aumentare la nostra comprensione dei nostri primi antenati".
iliubo
venerdì 2 aprile 2010
Scamarcio e Moncada a Sciacca il primo aprile

Riccardo Scamarcio oggi a Sciacca per il nuovo film di Raimondo Moncada, autore del recente lungometraggio “Babbaluci” tratto dal suo libro umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi”. La notizia data nel notiziario delle 14 da Trs, Teleradiosciacca, ha scatenato le urla gioiose delle piccole fan del noto e bell’attore italiano ingaggiato da Rai Uno per le riprese della fiction "Il segreto dell'acqua" (con set in Sicilia e a Sciacca). Molte ragazzine, dagli 11 ai 15 anni, si sono presentate fin dal primo pomeriggio, saltando il pranzo, davanti l’ingresso della Sala Consiliare del Comune di Sciacca dove alle ore 15 si sarebbe dovuto tenere l’appuntamento. I fan hanno atteso invano per un po’ perché l’annunciata manifestazione è stata un clamoroso pesce d’aprile, uno dei tanti pesci d’aprile messi a segno con fare scherzoso in Italia e in tutto il mondo. Grande, ovviamente, la delusione e l’arrabbiatura delle fan che non hanno creduto, in prima battuta, a chi gli diceva che la notizia era una bufala e che al Comune non era previsto alcun arrivo di Scamarcio ed alcuna presentazione del nuovo film di Raimondo Moncada. E sono rimaste per un'oretta a stare in fila e a rispettare il turno di arrivo nella speranza di una falsa smentita, per entrare prima di ogni altro in contatto con gli artisti. Magari Raimondo Moncada e Riccardo Scamarcio, hanno pensato, staranno semplicemente ritardando, come due grandi artisti che si fanno attendere. Col passare del tempo, hanno toccato con mano la triste realtà. E sono andate via mestamente con penne e foto da autografare, macchine fotografiche e telecamere preparate per l'occasione
Questa la notizia data:
“Sarà Riccardo Scamarcio il protagonista maschile del nuovo film ambientato a Sciacca. In questi giorni infatti, è arrivata a Sciacca la troupe del nuovo film che vedrà come protagonista il giovane attore italiano che sarà ricevuto al comune di Sciacca, oggi pomeriggio alle 15. dal regista Raimondo Moncada nella sala consiliare.Abbiamo scelto la sala consiliare, ci hanno riferito dal comune, per dare modo a tutti i fans del popolare attore di poter assistere a questo evento e fare domande o chiedere autografi a Riccardo Scamarcio, attualmente nelle sale con il nuovo film di Ozpeteck, Mine vaganti. Ed a questo proposito, all'entrata della sala consiliare saranno distribuite foto di scena dell'ultimo film. Alla manifestazione, come detto, parteciperà il famoso regista agrigentino Raimondo Moncada che dopo il successo di “Babbaluci”, presentato allo Sciacca film festival, sta cercando nuovi attori per il suo nuovo film. La trama è ancora top secret, ma siamo certi che con la presenza di Riccardo Scamarcio nel nuovo film ripeterà il successo del precedente. Riccardo Scamarcio e Raimondo Moncada, dopo l'incontro con i fans, si recheranno al porto per assaggiare la famosa granita di Aurelio”.
Nei notiziati serali è stato svelato il mistero. “E' stato un pesce d'aprile concordato dal direttore e dall'estensore dell'articolo, sul quale sono cadute un centinaio di ragazzine che si sono presentate al comune. Il nostro non è stato il solo scherzo. Il pesce d'aprile è un'usanza mondiale. Persino il sito della BBC ha dato la notizia oggi della scoperta che Shakesperare in realtà era francese scatenando quasi un problema fra le due nazioni, mentre per restare nei paraggi oggi è stata diffusa la notizia del ritrovamento di reperti archeologici durante gli scavi per la statale che da Agrigento porta a Licata, costringendo alcuni a girare al largo. Naturalmente anche questi erano pesci d'aprile. Il nostro è stato un pesce d'aprile in una città che aspetta il carnevale. L’ipotesi più accreditata negli ambienti accademici fa risalire l’origine del pesce d’aprile ad un periodo antecedente al 154 A.C. confermando la matrice pagana e buffonesca della festa, che continua tutt’oggi, seppur con sfumature diverse, a restare viva in gran parte del mondo. Insomma, una giornata dedicata agli scherzi. Appuntamento al prossimo anno!”
E' stato un pesce d'aprile. Ma ci chiediamo oggi: le ragazzine che ha affollato il Comune di Sciacca sono venute per Riccardo Scamarcio o per Raimondo Moncada?
Questa la notizia data:
“Sarà Riccardo Scamarcio il protagonista maschile del nuovo film ambientato a Sciacca. In questi giorni infatti, è arrivata a Sciacca la troupe del nuovo film che vedrà come protagonista il giovane attore italiano che sarà ricevuto al comune di Sciacca, oggi pomeriggio alle 15. dal regista Raimondo Moncada nella sala consiliare.Abbiamo scelto la sala consiliare, ci hanno riferito dal comune, per dare modo a tutti i fans del popolare attore di poter assistere a questo evento e fare domande o chiedere autografi a Riccardo Scamarcio, attualmente nelle sale con il nuovo film di Ozpeteck, Mine vaganti. Ed a questo proposito, all'entrata della sala consiliare saranno distribuite foto di scena dell'ultimo film. Alla manifestazione, come detto, parteciperà il famoso regista agrigentino Raimondo Moncada che dopo il successo di “Babbaluci”, presentato allo Sciacca film festival, sta cercando nuovi attori per il suo nuovo film. La trama è ancora top secret, ma siamo certi che con la presenza di Riccardo Scamarcio nel nuovo film ripeterà il successo del precedente. Riccardo Scamarcio e Raimondo Moncada, dopo l'incontro con i fans, si recheranno al porto per assaggiare la famosa granita di Aurelio”.
Nei notiziati serali è stato svelato il mistero. “E' stato un pesce d'aprile concordato dal direttore e dall'estensore dell'articolo, sul quale sono cadute un centinaio di ragazzine che si sono presentate al comune. Il nostro non è stato il solo scherzo. Il pesce d'aprile è un'usanza mondiale. Persino il sito della BBC ha dato la notizia oggi della scoperta che Shakesperare in realtà era francese scatenando quasi un problema fra le due nazioni, mentre per restare nei paraggi oggi è stata diffusa la notizia del ritrovamento di reperti archeologici durante gli scavi per la statale che da Agrigento porta a Licata, costringendo alcuni a girare al largo. Naturalmente anche questi erano pesci d'aprile. Il nostro è stato un pesce d'aprile in una città che aspetta il carnevale. L’ipotesi più accreditata negli ambienti accademici fa risalire l’origine del pesce d’aprile ad un periodo antecedente al 154 A.C. confermando la matrice pagana e buffonesca della festa, che continua tutt’oggi, seppur con sfumature diverse, a restare viva in gran parte del mondo. Insomma, una giornata dedicata agli scherzi. Appuntamento al prossimo anno!”
E' stato un pesce d'aprile. Ma ci chiediamo oggi: le ragazzine che ha affollato il Comune di Sciacca sono venute per Riccardo Scamarcio o per Raimondo Moncada?
Iliubo
giovedì 1 aprile 2010
Gesù Cristo, l'uomo e il Dio di Luzi
Il papa poeta e il poeta papa. Un pontefice innamorato della poesia ed un uomo amante della parola. Karol Wojtila e Mario Luzi: due grandi personaggi del secolo scorso uniti dalla fede nel mistero, nella parola e nell'arte. Il primo è divenuto Giovanni Paolo II, il secondo è diventato uno dei più grandi e significativi letterati del Novecento italiano. Karol Wojtyla quando fu papa si è rivolto a Mario Luzi per scrivere i commenti e le meditazioni della tradizionale e suggestiva Via Crucis al Colosseo, a Roma. Siamo nel 1999. Luzi in un primo momento non vuole accettare, non si sente degno di tanto elevato compito. Non si sente uomo di fede. Poi accetta e si lascia andare con fede ad una scrittura lirica, tra poesia e prosa, molto ispirata e profonda. Ne esce fuori un testo straordinario, con Gesù Cristo un po' uomo e un po' divino, in un mix di rara intensità. Vi proponiamo un brano della poesia di Luzi in un video in cui emerge il mistero della Parola ha cui ha dato voce con molta partecipazione da Raimondo Moncada. Il brano è meglio conosciuto con il titolo "Gesù e la terra degli uomini" ed è stato composto da Mario Luzi a commento del passo del Vangelo secondo Matteo 27, 33-35. E' il momento relativo al Golgota. Gesù si rivolge a Dio, poco prima della crocifissione.
Le composizioni mistiche e poetiche di Mario Luzi, assieme al brano "Padre Mio", sono raccolte nel libro "La passione. Via crucis al Colosseo" edito da Garzanti. Si tratta di un'altissima meditazione sull'incarnazione, la morte e la resurrezione di Gesù, rivolta a laici e credenti. Lo stesso Luzi ricorda che, quando gli venne proposto di scrivere questo testo, "l'immaginazione già in moto mi prefigurò un testo poematico di cui Gesù fosse l'unico agonista. In un ininterrotto monologo Gesù nella tribolazione della Via Crucis avrebbe confidato al Padre la sua angoscia e i suoi pensieri dibattuti tra il divino e l'umano, la sua afflizione e la sua soprannaturale certezza."
Con questo video, vi auguriamo una serena e intensa Pasqua.
Le composizioni mistiche e poetiche di Mario Luzi, assieme al brano "Padre Mio", sono raccolte nel libro "La passione. Via crucis al Colosseo" edito da Garzanti. Si tratta di un'altissima meditazione sull'incarnazione, la morte e la resurrezione di Gesù, rivolta a laici e credenti. Lo stesso Luzi ricorda che, quando gli venne proposto di scrivere questo testo, "l'immaginazione già in moto mi prefigurò un testo poematico di cui Gesù fosse l'unico agonista. In un ininterrotto monologo Gesù nella tribolazione della Via Crucis avrebbe confidato al Padre la sua angoscia e i suoi pensieri dibattuti tra il divino e l'umano, la sua afflizione e la sua soprannaturale certezza."
Con questo video, vi auguriamo una serena e intensa Pasqua.
mercoledì 3 marzo 2010
I Mille spirtuna di Garibaldi Peppino

Mille, più di mille, o meno di mille? Quanti furono i mille di Giuseppe Peppino Garibaldi che conquistarono il Regno non di una ma delle due Sicilie? Una bella domanda! In attesa di una storica risposta, la Sicilia Unica si prepara a celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia. A Palermo, nella sala “Giuseppe Alessi” di Palazzo d'Orleans, si è insediato il Comitato “Mille” che non sarà però costituito da mille componenti.
“Il governo della Regione – ci dice l'assessore regionale ai Beni culturali e all'Identità siciliana, Gaetano Armao - ha istituito questo Comitato per coordinare le iniziative in programma in occasione della ricorrenza della spedizione dei Mille in Sicilia”.
“Il governo della Regione – ci dice l'assessore regionale ai Beni culturali e all'Identità siciliana, Gaetano Armao - ha istituito questo Comitato per coordinare le iniziative in programma in occasione della ricorrenza della spedizione dei Mille in Sicilia”.
La Sicilia festeggia i Mille ma si riapre il dibattito sui Mille e sulla figura del generale Garibaldi. Si discute aspramente se la Sicilia ebbe dei benefici dai Mille e se c’è stata una unità vera con il resto dell’Italia, oggi allenata da mister Lippi. Su questo vi invitiamo a leggere un racconto umoristico in lingua siciliana con traduzione in italiano “La Sicilia, Garibaldi e lu Gattopardu” opera dello scrittore Raimondo Moncada scritto qualche anno prima dell’opera umoristica “Ti tocca anche se ti tocchi”. Il racconto rivelatore su Garibaldi lo ha voluto pubblicare il Comitato delle due Sicilie nel proprio SITO. “Il generale Caribardu – ci rivela Moncada nel suo cuntu – scese “cu i milli spirtuna” in Sicilia per una scommessa che fece con la sua compagna Granita”. E lo scrittore Raimondo Moncada si impegna a scrivere un'opera completa rivisitando in chiave umoristica la fugura del generale Garibaldi e dell'impresa dei Mille. Ve ne daremo conto.
Ma intanto si pensa ad organizzare in Sicilia un bell’evento, anticipando di un anno le celebrazioni nazionali dei centocinquanta anni dell’Unità d’Italia. Il Governo della Regione fregherà sul tempo lo Stato!
“Per la Sicilia - dice l’assessore Armao - sarà l'occasione per parlare, fuori da ogni retorica, del complesso processo di costruzione della nazione. E per ricostruire la verità storica e le sue refluenze politiche, economiche e sociali".
"Sarà una bellissima occasione - afferma Caterina Chinnici, assessore regionale alle Autonomie locali e alla Funzione pubblica - per valorizzare la storia, la cultura e le tradizioni della nostra terra. Che sono, poi, valori che appartengono a tutta l'Italia".
Ma intanto si pensa ad organizzare in Sicilia un bell’evento, anticipando di un anno le celebrazioni nazionali dei centocinquanta anni dell’Unità d’Italia. Il Governo della Regione fregherà sul tempo lo Stato!
“Per la Sicilia - dice l’assessore Armao - sarà l'occasione per parlare, fuori da ogni retorica, del complesso processo di costruzione della nazione. E per ricostruire la verità storica e le sue refluenze politiche, economiche e sociali".
"Sarà una bellissima occasione - afferma Caterina Chinnici, assessore regionale alle Autonomie locali e alla Funzione pubblica - per valorizzare la storia, la cultura e le tradizioni della nostra terra. Che sono, poi, valori che appartengono a tutta l'Italia".
A presiedere il “Comitato Sicilia 150” è il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo. Ne fanno parte: Gaetano Armao, assessore regionale ai Beni culturali e all'Identita' siciliana (vice presidente del Comitato); Mario Centorrino, assessore regionale alla Formazione e alla Pubblica istruzione; Caterina Chinnici, assessore regionale alle Autonomie locali e alla Funzione pubblica; Nino Strano, assessore regionale al Turismo, Sport e Spettacolo; Mario Fasino, ex presidente della Regione siciliana; Vittorio Sgarbi, sindaco di Salemi; Nicolò Ferrara, sindaco di Calatafimi-Segesta; Lorenzo Carini, sindaco di Marsala; Diego Cammarata, sindaco di Palermo; Salvatore Badami, sindaco di Misilmeri; Giuseppe Buzzanca, sindaco di Messina; Lorenzo Italiano, sindaco di Milazzo; Giuseppe Firrarello, sindaco di Bronte; Vincenzo Emanuele, segretario generale della Presidenza della Regione siciliana; Gesualdo Campo, dirigente generale del dipartimento Beni culturali e Identità siciliana della Regione; Marco Salerno, dirigente generale del dipartimento Turismo, Sport e Spettacolo della Regione.
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