lunedì 13 luglio 2015

Estate, l'acqua da bere per difendersi dai bollini rossi

È estate e siamo a luglio. Ogni giorno leggo e sento allarmi meteo che si accompagnano a immancabili bollini rossi. In radio ne ho sentito uno che è sembrato un bollettino di guerra: "Le regioni più colpite dal caldo sono..."
E giù l'elenco delle zone sfortunate. 
Le regioni più colpite dalla
stagione estiva? 
Tutta colpa del solito caldo ciclone e anticiclone che ogni anno, da sempre, in estate, arriva dall'Africa. Non sui barconi. No. Ma cavalcando i venti che si spostano con una gran massa d'aria clandestina ed extracomunitaria che attraversa senza controlli e i necessari blocchi navali il Mar Mediterraneo. 
Ogni giorno interventi in ogni Tg, in ogni radio giornale. Spostandomi in macchina, ascolto con apprensione. Le notizie sui terroristi islamisti, sulla Grecia, vengono quasi oscurate dalla paura del caldo. Dopo gli allarmi, ci dicono di non preoccuparci. C'è il massimo dell'attenzione: 
"È mobilitata la protezione civile".
Agli esperti si chiedono consigli su consigli per superare indenni l'insolita estate (potrebbe fare però un po' di freddo siberiano). 
"Proteggetevi all'ombra, con i berretti, bagnatevi però la testa, la fronte, le orecchie, il naso, la gola, con acqua fredda, non calda. Se è calda, riscaldatela prima. Per purificarla. E poi raffreddatela in frigo".
Tutto qui? 
"Entrate nei negozi, ma non per fare acquisti. Solo per godere gratuitamente, senza sconti, della refrigerante aria condizionata. Fate finta di essere interessati agli acquisti così nessuno vi guarderà male. E poi, se siete fuori,  passeggiate sotto viali alberati. Ma solo se siete costretti. Se potete, non uscite di casa e accendete i ventilatori, fate buon uso dei ventagli, soffiatevi, spogliatevi, depilatevi... E bevete, bevete tanto. No alcol per dimenticare il caldo. Ma acqua, tanta buon'acqua naturale. Va pure bene quella del rubinetto. Deve essere però potabile". 

Raimondo Moncada 

mercoledì 24 giugno 2015

Cose da pazzi! Sfida al "Letterando in fest": dare un senso al non senso di Campanile

La sfida è lanciata: dare un senso al non senso all’umorismo sensatamente e insensato di quel geniaccio di Achille Campanile. La sesta edizione del Letterando in Fest di Sciacca ospita l’attesissimo incontro-reading con Raimondo Moncada, Lucia Alessi, Ivana Dimino e Salvatore Monte. Anche se non ha senso, lo ha fortissimamente voluto il direttore artistico Sino Caracappa.  
L’appuntamento è per sabato, 27 giugno 2015, alle ore 21, alla Badia Grande di Sciascca, nel palcoscenico del cortile Orquidea. Per i biglietti inesistenti, a ingresso libero e gratuito, si segnalano file da giorni che arrivano a mare.  

Si fa il bis, dunque, dopo la presentazione alla rassegna “Un tè con…” alla biblioteca comunale, a grandissima richiesta popolare (Sino Caracappa, a nome e per conto del mondo dell’editoria e del popolo siciliano). Presente sabato alla badia Grande sempre la stessa grande squadra di allora, odorosa ancora di tè, che ha assicurato la propria presenza in massa (“se non dovessimo esser presenti, l’incontro-reading non salterà: si farà comunque, da solo, autonomamente”).  


Così viene presentato l’appuntamento nel catalogo ufficiale del Letterando a sua volta presentato ufficialmente oggi in una enoteca cittadina sotto l’influsso ubriacante di buon vino locale:

L’opera, l’arte, la vita, le bizzarrie di uno dei più grandi umoristi del Novecento.
Tra narrazione e letture di brani significativi di Campanile, per apprezzare l’acume, l’intelligenza, la sensibilità, di uno scrittore che riusciva a far ridere o sorridere con un gioco di parole.
Narratore, drammaturgo, sceneggiatore, giornalista, scrisse romanzi, racconti, opere teatrali, libri di successo come “Tragedie in due battute”, “Manuale di conversazione”, “L’acqua minerale”, “Centocinquanta la gallina canta”.  

Cose da pazzi! Ma nella vita a volte e troppo spesso raramente conviene scatenare la valvola della pazzia, altrimenti si impazzisce.

iliubo 

foto tratte da internet 




venerdì 19 giugno 2015

Cento volte “Non è vero niente”, ma nessuno arriverà mai alla fine

Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente. Non è vero niente.

Cento volte! Esatte. Potete contarle. Ma nessuno ci perderà il proprio tempo e arriverà mai a questa fine, chiedendosi se ci sia pure un nesso tra la foto e le affermazioni. Secondo questo blog, pare pare pare non ci sia alcun collegamento voluto tra immagine e testo, ma questo non vuol dire niente. 
Non si esclude in alcun modo un altrettanto niente perché ognuno la pensa come vuole e chi la vuole cotta e chi la vuole cruda. E chi la vuole semplicemente senza chiedere niente, senza chiedersi se è vero o non è vero. A proposito... il soggetto della foto è una donna vera o un manichino non vero?     


iliubo 

venerdì 12 giugno 2015

Che ci fanno due Raimondo Moncada a Caltabellotta? Senza pace il Dedalo Festival

Raimondo Moncada nel paese natale di Raimondo Moncada. Sì, proprio così. Ma chiariamo subito. Il secondo Raimondo Moncada, detto anche Guglielmo, è il nobile che ha ispirato il romanzo di Andrea Camilleri “Inseguendo un’ombra”, edito da Sellerio, e il libro di Angela Scandaliato e Licia Cardillo Di Prima "Flavio Mitridate. I tre volti del cabbalista" pubblicato da Dario Flaccovio editore. Il primo Raimondo Moncada, detto anche Raimondo, è l’autore del romanzo “Mafia ridens (ovvero il giorno della cilecca) edito sempre da Dario Flaccovio editore.

Cosa hanno, dunque, in comune i due Raimondo Moncada? si chiederà il paziente lettore riuscito ad arrivare a questo punto del testo. 

Una domanda lecita come lecito dovrebbe essere l’istituzione di un’apposita commissione di studio per dare una risposta alla lecita domanda. In attesa di ogni lecito esito, possiamo solo dire, adesso e con certezza, che il primo Raimondo Moncada è stato testé invitato a partecipare alla prossima edizione del Dedalo Festival di Caltabellotta, l'originale e oramai affermata e apprezzata rassegna di arti libere ideata e diretta dall'eclettico e bravissimo musicista Ezio Noto. 


Raimondo Moncada, parliamo ancora del primo, pur avendo nel suo curriculum esperienze musicali, non è stato invitato per le sue doti canore e sonore (fin da piccolo ha imparato a fischiare e a fare le pernacchie, cosa non così alla portata di tutti). Raimondo Moncada il Primo è stato invitato a presentare il suo libro, “Mafia Ridens” a una iniziativa collaterale, ma sempre collegata alla manifestazione principale. Per capirci, la notizia l’ha lanciata la pagina ufficiale di Facebook dell’organizzazione, con la pubblicazione della copertina del libro di Moncada e la comunicazione: “Dove il buon giorno si sente dal mattino” una montagna di libri al Dedalo Festival 2015 – 31 luglio e 1 agosto – Dedalo Festival Caltabellotta

Felice il Moncada, il primo Moncada, che ha postato su Facebook la propria soddisfazione: “Al Dedalo Festival, tra cultura, cultori, culturisti, musica doc e sunati dark
Chissà se verranno i parenti del Moncada, parlo del secondo Moncada, l’avo nato intorno al 1450 proprio a Caltabellotta? Perché il primo Moncada è nato ad Agrigento. Sia chiaro. Lo sapremo alla Montagna di Libri. E se i parenti dell'avo non andranno alla Montagna, sarà la Montagna ad andare dai parenti bussando alle porte di ogni Moncada

Insomma, si è capito, sarà un Dedalo Festival senza pace, molto movimentato, una edizione che già si annuncia straordinaria, ricca di eventi e di personaggi. Si sentirà tutto il mistero, la storia e il profumo di Sicilia. Saremo tutti a Caltabellotta ad abbeverarci alla fonte dell'arte, e a fare pace con noi stessi. 

iliubo 



mercoledì 10 giugno 2015

Facebook e le malattie social

Sfogatoio? Confessionale? Realtà appannata? La soluzione di tutti i problemi del mondo? Cosa è Facebook? Fa venire malattie incurabili e contagiose? 
Me lo sono chiesto ieri, non oggi. E ieri stesso, non oggi, mi sono dato alcune risposte, cercando di avvicinarmi alla definizione più appropriata riflettendo sui miei primi anni vissuti social.
Vediamo.  

Facebook non è la realtà, intendo la realtà che vivi con i cinque sensi (ovvio, ma non così tanto ovvio). Non è neanche lo specchio della realtà o una sua pura deformazione. Non è solo un luogo virtuale (troppo semplicistico definirlo virtuale perché in tanti ci sono dentro anche fisicamente, dalla testa ai piedi). Non è un luogo solo socievole, dove con socievolezza socializzi con tutti gli amici che la pensano o non la pensano come te. Non è solo una piazza né la sala contenuta di un bar. Non è una semplice dimensione, perché di dimensioni ne ha diverse estendendosi in tutti i continenti della terra e anche in quelle spaziali.  

Facebook non è solo uno spazio pubblico o uno spazio privato. Non è neanche un eremo. Non è un antro solitario, ma puoi decidere di starci da solo non accettando alcuna amicizia nemmeno quella del tuo migliore amico (ti limiti a guardare, a leggere, a fare da spettatore attivo). Non è luogo di esclusivo anonimato perché comunque, anche sotto copertura, una identità te la dai e a quella devi rispondere: se sei un maschio e ti presenti come una utente femmina devi comportanti come femmina in pensieri, parole, opere e omissioni (attenzione alle crisi di identità, a lungo andare si rischia di diventare quello che si afferma di essere). 

Facebook non è solo luogo di battaglia: in tanti ci fanno la guerra o terrorismo, ma in tanti coltivano sincere amicizie, compongono poesie e frasi a effetto, danno origine a illuminanti riflessioni. Non è neanche una tribuna politica anche se in molti ormai ci fanno politica. Non è una centrale operativa o un centro di potere o di comando anche se siamo facilmente controllabili. Non è un luogo di libertà dove ognuno è libero di fare e di dire tutto ciò che vuole anche con post offensivi, denigratori, calunniosi, diffamatori (qualcuno parla pure di dipendenza patologica, una malattia contagiosa da curare).Non è neanche un'aula di tribunale anche se si usa per celebrare processi senz'appello.   

Facebook non è la vita, anche se in tanti stanno tutto il giorno connessi con i cellulari in mano, sempre accesi, in attesa della sonora notifica, dell'agognato “mi piace” o del commento ricercato, riponendo fiducia cieca nella scienza che dice che il cellulare non fa male o, più precisamente, non ci sono prove che dimostrino con innegabile oggettività, che faccia male. 

Facebook non è il surrogato di un buon libro. Non è il sostituto di giornali o di telegiornali (girano in rete tante incontrollate bufale create ad arte e, nella disattenzione o overdose di contenuti, credute vere notizie). Non è un’enciclopedia né un dispensatore di risposte o soluzioni indiscutibili. Non è solo uno sfogatoio, un confessionale o un contattatoio o un mezzo di comunicazione. 
 
Nella sua variegata complessità, penso che Facebook si avvicini molto a una sorta di luogo di rappresentazioni. Ognuno di noi si rappresenta come vuole (anche diversamente da com'è nella vita reale perché il mezzo ti aiuta e dunque: primattore, eroe, scienziato, salvatore della patria... oppure ombra, fantasma ecc.). E ognuno di noi rappresenta la sua realtà come crede, credendo o facendo finta di credere che sia la realtà vera, la direzione vera, la verità vera. Io mi sento spesso Goldrake. 

Raimondo Moncada 

giovedì 21 maggio 2015

Il guru e le palle del guru

Un guru è un guru. Lo segui in quanto guru. Ci credi a occhi chiusi, perché quello che dice il guru è vebbo.  Anche se dice che una palla è un cubo che rimbalza, tu no hai dubbi: "Lo ha detto il guru, è così: è il vebbo"
Tutto diventa a forma di cubo. I tuoi occhi vedono solo cubi. 
E lo difendi, perché è giusto che il discepolo difenda il proprio guru: "Lo ha detto il guru, è così: è il vebbo"

Se cominci ad avere dubbi sul guru, è finita. La obba fede si incrina. Viene meno il rapporto di fiducia. Conviene cambiarlo, trovare subito un altro guru, un guru in grado di dare le risposte che cecchi

Lo trovi, finalmente. E lo segui nel suo bel credo. Il neo guru afferma, però, che la palla è una piramide che rimbalza. Si alza da terra piramidalmente e rimbalza sotto i tuoi esterrefatti bulbi oculari. Sbalorditivo! 

Il precedente guru si è sbagliato: la palla non è un cubo. 

Ci credi. È il tuo nuovo guru. E lo difendi. Difendi il nuovo vebbo e le palle piramidali. Anzi tu stesso, obbo di guruna fede, cecchi di convincere altri che le palle non hanno nessuna parentela con i cubi e neanche con le sfere ("si sono mai viste palle cubiche o sferetriche?"). 

Si possono rompere, questo sì. Lo accetti. Tutto si rompe, anche le palle. È nella loro natura. Ma quelle del tuo nuovo guru sono indistruttibili e accarezzano la terra oltre all'intiero spirito del tuo essere. 

Raimondo Moncada

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